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Sperduto Abruzzo: il piccolo Tibet e Santo Stefano di Sessanio

Un paio di giorni è quanto necessario per fuggire dal caos della capitale e raggiungere uno dei luoghi più sottovalutati e più magici del centro Italia. Un luogo in cui l’atmosfera ricorda Alpi e Dolomiti, ma soprattutto una zona di sterminati pascoli, costellati da rocce e campi di lenticchie. Paesaggi che rinfrancano lo spirito, raggiungibili anche in automobile e tutti da esplorare. Luoghi ottimi per far da base anche ad escursioni più impegnative, come la salita sul massiccio del Gran Sasso.

La zona è ricca di attrazioni (fortunatamente?) poco conosciute, come il meraviglioso piccolo borgo di Santo Stefano di Sessanio, che è il posto del cuore mio e di Matteo, mio marito; la rocca abbandonata a Calascio, i sentieri e le mulattiere intorno a Campo Imperatore (da non perdere il canyon! – il letto asciutto di un torrente che ha scavato pareti di roccia verticale e sembra il set di un film), e non mancano i modi per riempirsi anche lo stomaco, come ad esempio con le macellerie tra Fonte Cerreto e Castel del Monte, molto frequentate dai motociclisti, che forniscono le fornacelle (accese) per cuocersi da soli pane e arrosticini.
Molto piacevole è anche guidare sulle strade di Campo Imperatore e dintorni, ma forse pedalando su una bicicletta si assapora meglio la tranquillità del luogo.

Canyon di Campo Imperatore
La parte più larga del canyon di Campo Imperatore

Dormire a Santo Stefano di Sessanio è diventato di recente molto semplice perché sono numerosissimi i b&b, alberghi, appartamenti in affitto che hanno aperto seguendo la scia del successo del Sextantio, geniale idea di albergo diffuso nato dall’imprenditore Daniele Kilhgren, che ha creato un hotel di lusso restaurando in modo conservativo e incredibilmente accogliente tanti piccoli appartamenti in paese, ha spinto lo sviluppo di una solida economia locale dando lavoro anche nell’indotto (bar, ristoranti, negozi di artigianato) e facendo tornare abitanti e turisti nel borgo, e ha contribuito a salvare il paese non solo dall’abbandono ma anche dai danni del sisma del 2009.
Abbiamo testato anche La Casa Sù e la Residenza la Torre, tutte ottime soluzioni.

In paese poi si mangia bene, non solo al ristorante del Sextantio, non per tutte le tasche, ma anche nelle diverse osterie che propongono piatti della tradizione (e a volte li rivisitano), e dove si possono assaggiare i prodotti locali, come le lenticchie. Il nostro “solito posto” è il Ristoro degli Elfi, ma siamo andati spesso anche alla Locanda sul Lago e ci è piaciuto anche il ristorante del campeggio.

Raggiungibili in qualche decina di minuti sono Rocca Calascio e la chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà (chiusa al pubblico). Consigliamo di entrare invece nella Rocca, dove le visite sono gestite da un’associazione di giovani guide abruzzesi che raccontano la storia del castello e dell’abbandono del paese circostante, e di come il cinema hollywoodiano lo ha fatto rivivere in film come Il nome della rosa o Ladyhawke. Per raggiungerlo si fa una comoda strada dal paese di Calascio, che diventa alla fine sentiero, oppure si attraversano i pascoli con un tragitto un po’ più lungo sulla strada bianca che viene da Santo Stefano di Sessanio (per la precisione, qualche curva più su).

Lorenzo a 2388m

Per chi si vuole avventurare, fare base a Santo Stefano per la salita al Corno Grande è un’ottima idea per risparmiare tempo (e dare un’occhiata al cielo prima di uscire di casa). Se il tempo fosse proprio brutto, si può ripiegare su una passeggiata più corta come la salita al Duca degli Abruzzi, piccolo rifugio a circa 2400m con partenza -come per il Gran Sasso- dall’Osservatorio Astronomico di Campo Imperatore raggiungibile in circa mezz’ora di salita su un comodo sentiero, da poco risistemato. Ci abbiamo portato nel marsupio, in un giorno grigio di nebbia e pioggerellina, il nostro Lorenzo a sei mesi di vita ed è ancora oggi la quota più alta raggiunta per lui (che compie un anno tra pochi giorni).

Oltre alla salita al Corno Grande, da Campo Imperatore o dalla valle sottostante partono diversi sentieri in quello che viene chiamato anche il “piccolo Tibet” grazie al paesaggio quasi lunare. In inverno la zona si raggiunge con la funivia da Fonte Cerreto se le strade sono chiuse a causa della neve.

Nelle vicinanze non posso non citare L’Aquila, che sicuramente merita una visita per capire come il terremoto del 2009 abbia spento l’intero centro storico (in gran parte ancora puntellato) e di come gli aquilani stiano provando a farlo rinascere con piccole attività o anche solo continuando a frequentare via Roma.

Con una piccola deviazione si possono visitare anche le Grotte di Stiffe (a sud est dell’Aquila) e l’area archeologica con l’anfiteatro di Amiternum (a nord ovest).

Viaggio meno di quanto vorrei. Cerco animali e paesaggi mozzafiato. Creo colonne sonore e guido volentieri.

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