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Nuova Zelanda. 4. Milford Sound e ritorno sulla costa est

Pare che il Milford Sound sia la meta turistica più gettonata in Nuova Zelanda. Sicuramente, per quanto ci riguarda, abbiamo puntato il fiordo sin dalla pianificazione del viaggio, e abbiamo misurato gli spostamenti calcolando previsioni meteo e distanze di questa zona. Si tratta di un fiordo circondato da alte (fino a 1200 metri) e umide pareti di roccia, lungo quasi 16 chilometri e dalle acque scure molto profonde, fino a 400 metri. Si è formato grazie all’erosione creata dallo scorrimento di un ghiacciaio verso il mare (ed è chiamato “sound” erroneamente, è tecnicamente un fiordo), ed è abitato o visitato regolarmente da moltissime specie animali, come le foche, i delfini, e alcune specie di pinguini tra cui i rari pinguini del Fiordland con la caratteristica doppia cresta.

Kea in Nuova Zelanda
Un kea si arrampica sul nostro camper

La strada per arrivarci è decisamente spettacolare. In linea d’aria da Queenstown sono pochi chilometri, ma ci sono le montagne di mezzo, e il giro che siamo costretti a fare è lungo quasi 300 chilometri. In quota, nel parcheggio di un punto panoramico, incontriamo per la prima volta i kea: grossi e dispettosi pappagalli, l’unica specie alpina esistente e oggi protetta, molto intelligenti, che si divertono a mangiare pezzi di automobili parcheggiate e cercano cibo ovunque. I turisti sono invitati a non toccarli né a offrire cibo, piuttosto a provare ad attirarli costruendo mucchi di sassolini: pare che si avvicinino incuriositi per capire.

Più scendiamo verso il Milford Sound e più sembra di essere in Norvegia. La luce è cupa, il cielo sembra lontano visto tra le pareti di roccia che si innalzano sempre più, l’acqua è scura e profonda, e inizia a fare freddo. Dal molo ci imbarchiamo su un traghetto con guida che ci porterà a fare una piccola crociera nel fiordo con visita all’osservatorio sottomarino, raggiungibile solo in barca.

Durante la navigazione siamo fortunati: avvistiamo delfini, foche e pinguini, che qui vengono a trovare riparo: l’acqua nel fiordo raramente è mossa, ed è piena di vita.

Le guide ci raccontano l’origine glaciale del fiordo e le caratteristiche del tutto particolari dell’acqua. L’umidità e le numerose cascate trascinano in basso i tannini delle piante che crescono sui costoni e sugli altipiani sopra al fiordo. L’acqua si colora così di marrone, ma solo in superficie, per uno strato profondo alcune decine di metri. Quello che succede al di sotto è straordinario: pochissima luce filtra attraverso lo strato scuro in sospensione, e a una profondità relativamente limitata – circa 10 metri – vivono creature che normalmente si trovano a centinaia di metri di profondità, come coralli neri (bianchi nel colore, chiamati così dai tempi della scoperta) e pesci degli abissi. Gli abitanti delle profondità, che normalmente sono impossibili da osservare, si mostrano attraverso le finestre dell’Underwater Observatory sotto al Milford Discovery Centre: scendendo per una lunga scala a chiocciola si arriva all’interno di una sala circolare, sospesa nell’acqua a 10 metri di profondità, poco illuminata e circondata da aperture, molto suggestiva.

Dopo una passeggiata per il porto, risaliamo il fiordo per la strada piena di tornanti che regala splendidi paesaggi e punti panoramici su cime innevate, ghiacciai e cascate, e dopo aver incontrato numerosi altri kea (molto fotografati) ripartiamo. Con una lunga traversata, ci dirigiamo di nuovo verso la costa opposta della Nuova Zelanda.

Cambiato completamente il paesaggio, andiamo a fare una passeggiata sulla Moeraki Boulders Beach (la spiaggia di Koekohe) poco a nord di Dunedin. Sulla spiaggia l’attrazione principale consiste nella presenza di enormi (da mezzo metro fino a due metri e mezzo di diametro) massi quasi perfettamente sferici, protetti da una riserva scientifica. I massi, a gruppi o isolati, si sono staccati in tempi relativamente recenti grazie all’erosione della costa, e si sono probabilmente formati all’interno dell’agglomerato fangoso e limoso del terreno allora sottomarino, poi solidificatisi grazie alla calcite. Molti presentano crepe, e alcuni sono spaccati. Al loro interno è interessante come siano evidenti gli strati che tracciano la formazione (durata anche milioni di anni) e spesso al centro sono formati da cristalli colorati dal bianco al giallo.

Il nostro viaggio vira verso nord. Ci aspetta ancora una visita a Oamaru, una cittadina davvero particolare, prima di tornare nella parte settentrionale dell’Isola del Sud per continuare la nostra esplorazione.

Viaggio meno di quanto vorrei. Cerco animali e paesaggi mozzafiato. Creo colonne sonore e guido volentieri.

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