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My brief and lovely escape to Padova “la città dei 3 senza” and one day trip to Venezia, la mia personale biblioteca di Babele

Oggi vorrei invitare tutti a ritagliarsi un fine settimana da dedicare all’elegantissima Padova, la città dei gran dottori come dice la filastrocca e dei “tre senza”.

Io in particolare amo il Veneto, in parte per le mie origini veneziane, in parte perché da persona gaudente amo bere e mangiare bene. Adoro Venezia e Verona e le loro campagne ma devo ammettere che Padova davvero mi mancava.

Due giorni da dedicarle come sempre non sono molti ma intanto posso certamente segnalare cose da vedere assolutamente per una prima gita. Ovviamente non abbiamo omesso la Biennale di Venezia che di anno in anno una visita la merita sempre.

Padova si raggiunge in tre ore e mezza di treno, giunti in stazione basta attraversare la strada ed andare sempre dritti per raggiungere il centro storico. Io consiglio di alloggiare nel ghetto nei pressi della Piazza dei Signori, non al nostro B&B, di cui non farò il nome, ma comunque in quella zona.

Tra le cose che certamente bisogna fare a Padova, oltre ad andar per bacari e bere spritz bianco e spritz rosso, c’è visitare il Palazzo della Ragione.

Questo Palazzo, che si affaccia su Piazza delle Erbe, fu costruito nel 1200 e, fino al 1797, fu sede dei tribunali cittadini. Nei primi anni del Trecento venne affidato a Giotto il compito di affrescare le pareti della sala, l’opera fu poi distrutta da un incendio. Le decorazioni che vediamo oggi sono gli affreschi ripristinati da Nicolo’ Miretto con la collaborazione di Stefano da Ferrara e di altri pittori dell’epoca. In questo ampio salone sono conservati due oggetti,  il primo è la Pietra del Vituperio, su cui i debitori insolventi erano costretti a sedersi per tre volte dopo essere stati spogliati dei vestiti (da qui l’origine dell’espressione “in braghe di tela”). Il secondo è il Cavallo Ligneo realizzato da Annibale Capodilista per una giostra e donato alla città di Padova. Dal 2006 nel Salone del Palazzo della Ragione è custodita anche una copia del Pendolo di Foucault.

Altra visita da non perdere è il Battistero del Duomo. L’interno fu interamente affrescato da Giusto de’ Menabuoi tra il 1375 e il 1378. Le immagini rappresentano gli episodi più importanti dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sulla cupola è raffigurato il Paradiso con al centro il Cristo Pantocratore (raffigurazione di Gesù tipica dell’arte bizantina).

La Cappella degli Scrovegni, ad opera di Giotto, è il motivo principale del perché la città di Padova meriti assolutamente una visita. Non posso aggiungere altro.

Altrettanto meritevole è la Basilica di Sant’Antonio di Padova, una delle più grandi chiese del mondo e uno dei santuari più venerati. Qui, infatti, sono custodite le spoglie del Santo e la sua tomba. Vi è una notevole fila per vederle, mi hanno un po’ deluso devo ammettere.

Padova è conosciuta anche come la “città dei 3 senza”

Prato della Valle: il prato senza erba. Una delle più famose piazze di Padova è Prato della Valle, un terreno paludoso riqualificato alla fine del 1700. La grande piazza per moltissimo tempo non presentava erba nonostante portasse il nome di Prato. All’ingresso di Prato della Valle troverete un bar di nome Panciera e poco distante, vicino un’edicola un chiosco. Entrambi fanno una cosa tipicamente padovana, la panna in gelo, consiglio assolutamente di prenderla. Al chiosco in particolare costa intorno ai 2 euro, volendo la ricoprono di cioccolato ed attorno mettono due cialde.

Sant’Antonio: il Santo senza nome. Il patrono di Padova è Sant’Antonio, così importante e famoso in tutto il mondo da essere indicato semplicemente come “il Santo

Caffè Pedrocchi: il caffè senza porte. Il Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, non era mai chiuso: lo si trovava sempre aperto, a qualsiasi ora. Inoltre sul retro si trovava una strada coperta adibita al passaggio delle carrozze dei personaggi più illustri. Qui dovete assaggiare un altro intruglio tipicamente padovano ovvero il caffè alla menta.

La colonna mancante in Piazza della Frutta: Piazza della Frutta è la zona del mercato su cui si affaccia il bellissimo Palazzo della Ragione. All’angolo nord ovest del Palazzo, proprio sopra la scala, c’è un capitello senza colonna. Qualcuno dice che l’abbiano rubata i vicentini, altri sostengono che sia così da sempre per agevolare il passaggio delle merci.

Pesi e misure scolpite in Piazza della Frutta: sempre in Piazza della Frutta, vicino al Bar degli Osei, si trova un altro angolino interessante che passa spesso inosservato, una serie di pesi e misure scolpite nel marmo. Le misure furono scolpite qui proprio per salvaguardare gli acquisti e scovare gli imbroglioni.

Dall’altro lato del Palazzo della Ragione c’è piazza Erbe, qui altra esperienza tipicamente padovana sono i tramezzini ripieni e caldi del Bar Nazionale.


Un’altra curiosità su Padova che vi racconto riguarda la famosa filastrocca che definisce i padovani “gran dottori“. Questa, infatti, fa riferimento alla importante università della città, una delle più prestigiose al mondo anche in passato.
Ecco la filastrocca:
Veneziani, gran Signori; Padovani, gran dotori; Visentini, magna gati; Veronesi tuti mati; Udinesi, castelani co i cognòmj de Furlani; Trevisani, pan e tripe; Rovigòti, baco e pipe; i Cremaschi fa coioni; i Bresàn, tàia cantoni; ghe n é ncora de pì tristi Bergamaschi brusacristi! E Belun? Póre Belun, te se proprio de nisun!

Infine perdetevi nelle stradine dell’antico ghetto ebraico, delizioso borgo della Padova medievale molto frequentato anche all’ora dell’aperitivo visti i suoi numerosi locali. Noterete le case sviluppate in altezza, in particolare in via dell’Arco, le cosiddette case-torri. In via dell’Arco, vi consiglio un pit stop da Corte Sconta, i cicchetti sono una vera istituzione.

L’ultimo aneddoto su Padova è che dette i natali a Giovanni Battista Benzoni, pioniere dell’egittologia e grande archeologo da cui George Lucas prese ispirazione per il personaggio di Indiana Jones.

Partire ci apre la mente anche fosse solo perchè per documentarci su cosa vedere leggiamo e ci imbattiamo in aneddoti come questi. Io vi invito sempre a girare il mappamondo a caso e per dirla con Indy:
“Noi non seguiamo mappe di tesori nascosti e la x non indica, mai, il punto dove scavare”.

Per pranzo consiglio la mia cara Osteria dei Fabbri, dove i bigoli sono sempre un piacere e per gli amanti del gelato (questa non l’ho provata), la gelateria Portogallo in via Umberto I, 101.

Nella giornata di domenica siamo stati a Venezia per visitare la Biennale d’arte ai Giardini e all’ Arsenale.

Ad Isola San Giorgio Maggiore, a Venezia c’è un labirinto dedicato a Borges.
Il Labirinto Borges è stato costruito dal progetto dell’architetto inglese Randoll Coate, in omaggio allo scrittore, in occasione dei 25 anni dalla sua morte.
L’opera è ispirata al racconto “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, anche se il labirinto è una figura cara a Borges e anche La biblioteca di babele è la storia di una biblioteca da cui non si esce.
Lungo il percorso ci sono una serie di oggetti che rappresentano i simboli cari allo scrittore, un bastone, gli specchi, la clessidra, la sabbia, la tigre ed un enorme punto interrogativo.
Nonostante la complessità della struttura perdersi realmente è impossibile.
“Se un eterno viaggiatore l’attraversasse in qualunque direzione, verificherebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l’Ordine). La mia solitudine si rallegra di questa elegante speranza” (Borges, La biblioteca di Babele).

Tip musicale di questa volta una sconosciutissima Christina Rosenvinge

hasta la prossima

G.

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