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Nuova Zelanda. 5. Oamaru, Kaikoura, Marlborough Sounds

Seguiamo la costa est per risalire verso nord e ci fermiamo ad Oamaru, cittadina famosa per l’architettura vittoriana, l’aria post-industriale, le insegne di metallo e quelle dipinte e un po’ scrostate, una colonia di pinguini, e lo “Steampunk HQ”, una sorta di galleria d’arte in cui le macchine a vapore e le ruote meccaniche prendono una piega futuristica. Non riusciamo ad entrare, ma anche all’esterno dell’edificio sono esposte locomotive e bizzarre installazioni artistiche metalliche. La cittadina vale una passeggiata, anche per curiosare nelle tante botteghe di modernariato e restauro.

In serata dormiamo vicino Christchurch (dove torneremo in seguito), in uno spiazzo con vista sul mare trovato tramite la consueta app Rankers che stiamo usando con grande soddisfazione. Un po’ di birdwatching, un po’ di “mail boxes” watching e uno splendido tramonto.

Il giorno successivo facciamo tappa a Kaikoura, villaggio turistico su una penisola a nord di Christchurch, nota per balene, pinguini, pescatori e residenti storici. C’è una bella passeggiata da fare sul promontorio che offre splendide viste delle montagne (ma il meteo non ci assiste un granché) e delle numerose piccole baie frequentatissime dalle foche e ricche di vita.

Nota. Il nostro viaggio risale al 2015. L’anno successivo Kaikoura ha sofferto uno dei peggiori terremoti della storia neozelandese seguito da uno tsunami (Wikipedia lo definisce il terremoto più complesso tra quelli mai studiati, a causa di un complesso sistema di rotture di faglia). La città si è rialzata in tempi record, confrontandoli con quelli italiani, ripristinando i collegamenti stradali e ferroviari interrotti nel giro di pochi giorni, nel caso dei collegamenti di emergenza, e completamente in un paio d’anni. Riparleremo di terremoti quando arriveremo a Christchurch…

Decidiamo di proseguire per avventurarci nei Marlborough Sounds, per quanto possibile col camper: la punta frastagliata a nord-est dell’Isola del Sud, composta da innumerevoli fiordi (valli inondate dal mare) e colline boscose infatti è visitabile interamente solo in barca. In effetti non si va lontano data anche la mancanza di strade, ma le poche che ci sono offrono fantastici scorci e un senso di pace, grazie anche al fatto che si tratta di una zona sostanzialmente disabitata. Ci fermiamo per un picnic in una piccola baia con tanto di spiaggia e molo, Ngakuta bay, dove è facile scambiare l’acqua del mare per un lago montano.

Proseguendo nell’entroterra, facciamo una sosta al Pelorus Bridge, dove si trova un ponte sospeso su un torrente, che unisce i due lati di un fitto bosco con le immancabili felci argentate. Il torrente al di sotto, molto frequentato da canoisti e bagnanti, è invitante e fa caldo, e ci concediamo un breve tuffo. In zona è stato girato anche uno dei film de Lo Hobbit, con la scena dei barili nel fiume.

Il viaggio prosegue verso nord: ci dirigiamo verso il parco nazionale Abel Tasman, chiamato così in ricordo del primo europeo a visitare la Nuova Zelanda nel 1642, e poi verso la punta sabbiosa più settentrionale dell’Isola del Sud. Dormiamo a Kaiteriteri in un grande campeggio per surfisti subito sotto il parco nazionale, ottimo punto di partenza per le escursioni anche perché da qui partono diversi piccoli traghetti per le baie del parco, percorribile oltre che via nave (o con kayak) anche con numerosi sentieri.

Nel parco si può anche campeggiare, ma è necessario portarsi dietro tutto il necessario, e anche qui come in tutti i parchi neozelandesi è obbligatorio fare molta attenzione ad arrivare con le suole delle scarpe pulite e a non trasportare involontariamente insetti, semi, foglie o altro materiale “contaminante”. Numerose anche – ma non ci stupiamo più – le trappole avvelenate per gli opossum.

Tra le tante proposte, volendo si può seguire il lungo sentiero costiero del famosissimo Abel Tasman Coast Track, con affacci sulle tante baie con le spiagge dorate, per cui bisogna prevedere tra i tre e i cinque giorni di cammino. Oppure si possono percorrere tratti di sentieri e farsi trasportare dai comodi taxi boat tra una baia e l’altra.

Ci attrezziamo per un breve trekking e partiamo dal campeggio con un water taxi per arrivare alla Torrent Bay, da dove seguiamo il sentiero per circa 7 chilometri con arrivo a Bark Bay. Tutta la zona è popolata da foche, delfini (ne vediamo tantissimi! e i water taxi si divertono a farsi inseguire da loro, che saltano nelle scie) e numerosissime specie di uccelli marini.

Torrent Bay ospita un piccolo villaggio con strade di sabbia che sembra un campeggio di bungalows, e in effetti ci si può anche dormire.
Il sentiero, molto ben tracciato e manutenuto, si snoda nella rigogliosa foresta attraversando anche qualche torrente e offre scorci delle splendide baie, e incontriamo spesso camminatori con lo zaino in spalla che probabilmente stanno seguendo l’intero tracciato.

Purtroppo non possiamo passare qui più di una giornata volendo seguire il nostro fitto programma, e torniamo al campeggio con un altro water taxi (hanno prezzi abbordabili e passaggi frequenti con soste nelle principali baie). Domani ci aspetta l’esplorazione del Farewell Spit e poi il ritorno verso Christchurch, con qualche altra tappa interessante.

Viaggio meno di quanto vorrei. Cerco animali e paesaggi mozzafiato. Creo colonne sonore e guido volentieri.

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