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My escape to Northern India, the most flavoured and spicy land ever

Innanzi tutto, la risposta è si io questo viaggio ve lo consiglio.

L’India…

non si è mai troppo davvero pronti perché quanto si legge è romanzato nel bene o nel male, quindi a luglio ’18 d’istinto cerco il volo, è conveniente, premo invio Volo Roma New Delhi 473 euro 29 ottobre-11 novembre’18 .
Il Visto si fa comodamente dal divano a 90 dollari.
Elena arriverà a Bombay il 28 ottobre, ci coordiniamo e ci diamo appuntamento a Delhi il 30. Per il momento incrociamo le dita.

Prima di partire per l’India è bene che lo sappiate, vi metteranno in guardia su ogni genere di problema, le distanze, le strade, la sporcizia, gli indiani, i treni o almeno così è accaduto a me. Gente che vi dirà di stare attenti che tutti proveranno a spillarvi soldi extra, a mettervi le mani addosso, che l’india è infetta e che potrete vedere carcasse in strada e gente mangiare poco più in là.
È vero l’india è infetta ma anche incredibilmente magica, il suo popolo è ospitale come pochi altri e rispettoso ai limiti della religione. Dunque primo consiglio, abbiate mille occhi come sempre ma seguite il flusso come fanno loro e non ve ne pentirete. Il bagaglio col quale tornerete sarà pesante, per tutte le emozioni che vi avrete stipato dentro, per tutta la voglia di tornarci che vi invade dalla testa ai piedi, perché è vero che esiste il Mal d’Africa ma, diamine, l’odore dell’India si respira solo col respiro di Shiva.

Spaventata da quanto sopra ho contattato 2/3 agenzie per opzione driver, volendo l’autista 24h die vi viene proposto a 300 euro a testa.
Generalmente sono una tipa abbastanza wild e amo viaggiare a contatto con la gente, la storia del driver mi sembrava un po’ poshi, lo propongo ad Elena la quale mi risponde “ma no G proviamoci con i treni, al massimo il driver lo prendiamo dopo”. Decido di seguire il flusso. Di nuovo.
Arrivo alle 5.30′ AM del 30/10 a New Delhi, sbrigate le formalità dell’arrivo in aeroporto esco. L’aeroporto non ha il wifi, cercate di avere a disposizione un tasso di cambio. Prendo un taxi che mi porti in città (in altri orari c’è una metro comodissima che dall’aeroporto vi porta in stazione), il mio taxi vuole 1000 rupie (poco più di 10 euro mentre scrivo) tratto un po’ ma non troppo sono pur sempre le 5 di mattina ora locale, la spunto per 800 rupie, il tragitto è medio lungo quindi si un po’ mi hanno fregato ma per la strada percorsa mi posso ritenere soddisfatta.
Sappiate che se non avete una meta precisa gli indiani tenderanno a fare di testa propria e dunque vengo portata in uno scantinato di nuova Delhi acchittato ad ufficio turistico e mi offrono un tè in attesa di una stanza per dormire una manciata di ore.
Dopo un bel po’ di incomprensibile traccheggio la stanza si trova, la raggiungo alle 7, chiedo l’orario della colazione e il tipo mi risponde che torna in 10’minuti.
Torna pieno di cibo degno del miglior Lucullo, lo poggia sul tavolino e mi fa Namastè.
Il significato di Namastè è particolarmente bello, significa “mi inchino alle qualità divine che sono in te”, e deriva dal sanscrito.
Alle 9.30 mi sveglio, mangio, bevo il caffè ancora caldo. NAMASTè.

Check out e prendo un Tuc Tuc verso la stazione nuova. 100 rupie per 3 km prezzo da turista. Pollo probabilmente. Il TucTuc dovrebbe costare tra le 5 e le 10 rupie a km, fate un po’ voi.
Una volta in stazione entro e trovo Elena alla biglietteria per turisti al primo piano. La biglietteria per turisti è un luogo che non tutti sanno dove si trova, dall’ingresso della stazione nuova dovete andare in fondo a destra c’è una scala salite al primo piano ed è una delle ultime stanze in fondo a sinistra.

Bisogna compilare un mucchio di carte per prendere i treni, a noi servono 6 biglietti, al Max si possono prendere 5 biglietti con una sola carta, sapevatelo. Qui la faccenda e lunga, ogni foglio è una tratta bisogna scrivere il giorno preciso dunque calendario alla mano e ottimismo. Ma non troppo.
Si prende il numero ma prima si va ad un altro desk dove una signorina verifica l’esistenza del treno, in quale classe si viaggio e tu devi avere le orecchie appizzate perché lei dirà il numero del treno e tu devi capirlo e scriverlo e ti devi sbrigare la fila è tanta e la gente mormora. Questo può necessitare anche una mezza mattinata buona. Dopo di che si entra nel vivo dell’acquisto vero e proprio, altra fila altra signorina a cui rispiegare la faccenda, infine i pagamenti ogni viaggio e una transazione e ogni transazione è tasse. Alla fine abbiamo preso i treni per tutto il viaggio, per lo più treni notturni, 72 euro in totale (36 a testa).
Il primo impatto con la burocrazia indiana è croccante, quindi, cercate di avere le idee chiare in modo di andare in questo ufficio una sola volta.
Il nostro primo treno con destinazione Jaisalmer partirà alle 17.30 dalla stazione vecchia (occhi aperti sulle stazioni di partenza) abbiamo qualche ora per girare Delhi.
Delhi è una città caotica, molto grande e densamente trafficata, non lanciatevi in assurdi piani di visita se dovete prendere un treno perché rischiate di perderlo.
Dalla stazione nuova alla vecchia si può prendere la metropolitana sono circa tre fermate, è ben segnalata nessun intoppo per raggiungerla. Le stazioni sono sempre piuttosto frequentate consiglio di arrivare una mezz’oretta prima per entrare, individuare il binario che non è segnalato sul vostro biglietto e farvi capire in caso dobbiate chiedere a qualcuno. In stazione comunque ci sono sale d’aspetto, prese di corrente ed il wifi. Il wifi vi chiederà di inserire un numero indiano per inviare un codice, non si può cambiare il prefisso dunque chiedete al vostro vicino, con un numero di telefono solo si possono ottenere più codici.
È il 30 ottobre.
Prendiamo il treno, un po’di casino per trovare il nostro vagone, chi dice davanti chi dice in fondo, alla fine lo troviamo, troviamo anche i nostri posti. Ci sistemiamo, prendiamo la cena non inclusa ma ottima,  beviamo un gustoso masala chai (thè a base di zenzero e cardamomo con latte).
Per questa tratta abbiamo preso una buona classe, dove sono incluse lenzuola e coperte. Si dorme in modo piuttosto confortevole, sconsiglio di prendere numeri di sedili bassi poichè sono molto vicini al bagno e alle porte che si aprono molto spesso anche di notte.
Non siamo in un film di Wes Anderson, scopriamo che l’India è piena di coreani ed il bagno e meglio che in molti bar nostrani.
Alle 11.45 del 31/10 tocchiamo terra l’impatto è da mille e una notte. Jaisalmer.

Appena uscite dalla stazione dobbiamo solo decidere a quale mezzo affidarci, seguiamo il flusso e ci facciamo convincere da una Jeep condivisa a 10 rupie a testa,  il patto è portarci nel loro albergo a dare un’ occhiata e se non è di nostri gradimento trovare altro. Arriviamo all’hotel Fotiya è fuori dal forte di Jaisalmer, vediamo la stanza è carina e pulita e viene 400 rupie ci piace pure il prezzo, accettiamo.

L’hotel Fotiya si è rivelata un’ottima scelta il personale è estremamente amichevole, il rooftop è molto bello con vista sul forte, c’è un ottimo ristorante con cucina anche coreana e si può fare il safari nel deserto del Thar direttamente con loro. Siamo fuori dal forte ma a piedi si va ovunque.
I ragazzi dell’albergo ci propongono di partire per il safari nel deserto a dorso di cammello oggi, doveva costare 1800 rupie a testa in generale, per qualche incomprensibile motivo vogliono che andiamo oggi allo scontatissimo prezzo di 2000 rupie in totale, forse qualcuno ha dato forfait all’ultimo, non aspettavamo altro.
Partiamo per il deserto alle 15 dal nostro albergo con le nostre tre guide e una tipa coreana, ci aspetta un’oretta di macchina più un’oretta di cammello per poi giungere nel deep desert.

La chiacchierata sulle dune con le nostre guide è forse il momento più bello di questa esperienza, i ragazzi ci dicono di venire dai villaggi dove la gente non indossa biancheria intima né sa come smettere di fare figli, ciononostante loro figli del villaggio sono estremamente risoluti, pur non avendo istruzione scolastica e non sapendo leggere e scrivere comunicano con noi in un inglese ottimo e con la ragazza coreana in coreano. Ceniamo e ci agghindano un letto sotto le stelle (avevamo coperte ma non un tetto quindi forse un altro sacco a pelo avrebbe fatto comodo).
Il cielo è incredibile sembra un trattato di cosmologia, la notte potrebbe sembrare romantica al punto giusto ma tanto per iniziare fa un freddo becco (sacco a pelo Si o Si), i due cani delle nostre guide vogliono dormire in mezzo a noi.
Ma ben peggiore Elena inizia a sentirsi male e poco dopo anche io. Al mattino del 1 Novembre siamo distrutte. La macchina viene a prenderci il più vicino possibile al campo e torniamo in albergo. Lì prendiamo una manciata di farmaci e dormiamo 24 ore. Ecco forse nel deserto conviene non mangiare.

Ci svegliamo la mattina del 2 novembre abbastanza in forma, colazione sul rooftop e via ad esplorare la città d’oro. Il forte, il Palazzo e vari templi.

Bellissimo come sempre perdersi nei vicoli della città. Perdendoci ci troviamo in un negozietto interessante “Bellissima”.  La tipa, Minnie,  ci intrattiene facendoci vedere varie stoffe lavorate da donne musulmane, indu’ e gipsy, acquistando qualcosa si aiutano le vedove del deserto del Thar. Compriamo. Torniamo in albergo due chiacchiere con Ali sul rooftop,  doccia e power nap che chissà quando ci ricapita.
Alle 23.30 ci accompagnano gratuitamente in stazione
All’ 1.30 parte  il nostro treno per Ajmer per poi arrivare a Pushkar.
In questo caso abbiamo preso la classe sleeper, peggiore della precedente, non danno né lenzuola né coperte quindi ecco insomma il sacco a pelo è fondamentale. In ogni caso ci facciamo un sonno abbastanza profondo e continuo,  mi sveglio alle 9.30 del 3 novembre, prendo Il Chai e noto lo strato di polvere sul quale ho dormito.
Arriviamo ad Ajmer alle 12.00, usciamo dalla stazione e andiamo alla ricerca della fermata del bus segnalato dalla Lonely Planet. Camminiamo un bel pò prima di capire che è a più di 2 km (dalla Lonely sembra essere appena fuori la stazione) quindi alla fine prendiamo un tuk tuk a 40 rupie fino alla stazione dei bus, il bus parte in orario il biglietto si fa a bordo al prezzo di 12 rupie a testa e ci mette mezz’ora (11 km).
Ci lascia all’ingresso della città dove facilmente si arriva a piedi ovunque, scegliamo la nostra guest house dalla Lonely Planet, carina ma francamente non mi sento di consigliarla  e partiamo alla scoperta di Pushkar. Pushkar è una delle città sacre dell’induismo. Secondo la tradizione un fiore di loto cadde dalla mano di Brahma mentre era assorto in meditazione e dai petali del fiore sgorgò l’acqua che diede origine al lago di Pushkar. Devo dire che questa sacralità si respira ovunque.  Credo che Pushkar rappresenti più o meno l’idea che tutti hanno dell’india, certamente un luogo incredibile pieno di contrasti, romantico e pieno di polvere, caotico ma con una sorta di ordine tutto suo. La strada è un luogo in cui può succedere di tutto, mucche a volontà ma anche cani, gente in bici, tanti rickshaw e qualcuno che ti offre l’erba.
Durante la passeggiata nella via principale piena di negozietti e ristoranti prendiamo una via laterale che ci porta ai gat ovvero le scale che scendono al lago. È quasi il tramonto, la luce è perfetta, benedico il mio teleobiettivo.

Visitiamo il tempio di Brama, uno studente ci fa fare il rituale di portare i fiori al lago, chiacchierata sul gat vista lago al tramonto.
Unica cosa che qui è impensabile trovare è una bella bistecca, qui tutto è rigorosamente veg.
Francamente a Puhskar consiglio di stare un po’ di più per immergersi a pieno nella sua anima, soprattutto se come me siete alla ricerca della luce giusta.

Il 4 novembre alle 11.25 abbiamo il treno per Jaipur. Arrivate a Jaipur alle 15, fuori la stazione troviamo il nostro Tuc Tuc, Babu. Ci facciamo portare in un albergo segnalato dalla guida con un roof top bellissimo. Questo albergo è un po’ più caro dei precedenti ma francamente mi sento di consigliarlo si tratta dell’ Hotel Pearl Palace. Jaipur è una città grande e caotica, tornare in questo hotel e poter cenare nel ristorante sul rooftop sono state delle vere coccole.
Il mattino successivo Babu sarà con noi tutta la giornata per 500 rupie.
5 novembre iniziamo a visitare Jaipur, the Pink city.
A fine giornata abbiamo fatto visita a quasi tutto quanto segnalato dalla guida, posso dire che il palazzo reale non merita assolutamente di essere visto a mio parere come tantomeno l’osservatorio. L’Amber Fort è assolutamente una meraviglia, consiglio di fare tutto a piedi. All’interno dell’Amber fort moltissimi indiani ci hanno chiesto di fare delle foto insieme, gli abbiamo chiesto anche di spiegarci perché, pare che sia solo curiosità verso i turisti e desiderio di averne ricordo. La nostra giornata si è conclusa con un massaggio ayurvedico, francamente niente di che.

Il mattino del 6 novembre siamo ancora a Jaipur decidiamo di trovare un altro tuc tuc per continuare il nostro giro. Facciamo cento metri a piedi e nella strada parallela al nostro albergo troviamo Toffie, disposto a stare tutta la giornata con noi per 300 rupie (basta svoltare l’angolo e il prezzo scende).
 Toffie ci fa fare un giro per tutta la città con il suo Tuk Tuk mettendo la musica alta e guidando come un pazzo, è stato piuttosto divertente. Ci ha portato a vedere ciò che ci mancava della Pink City, l’Albert Hall Museum e il Monkey Temple, il Galta Ji, questo è certamente il posto più bello che abbiamo visto a Jaipur, andateci nel pomeriggio, stateci e poco prima della chiusura date da mangiare alle scimmie.

La sera Toffie ed un suo amico ci portano a bere qualcosa in uno dei loro locali preferiti, un posto un po’ pacchiano, con luci soffuse sul rosso, vuoto perchè è 6 novembre, domani è Diwali (un po’ il nostro capodanno) è molta gente è partita, ma la serata è piacevole. Toffie ci racconta gli appuntamenti in india  i matrimoni organizzati tra famiglie e chi invece è libero di scegliere. Se vi capita cercate di avere scambi di questo tipo con la gente del luogo, è questo che vi resterà più impresso secondo me.
Il 7 Novembre è Diwali, le città si riempiono di luci e impazzano i fuochi d’artificio. Noi andiamo via da Jaipur in direzione Ranthambhore National Park.

Treno da Jaipur a Sawai Madopur, in stazione prendiamo un tuk tuk che per 100 rupie ci porta in albergo (qui il tuk tuk dovrebbe costare 60-70 rupie). Pranziamo al  Noon to Moon, purtroppo per il Diwali hanno pochissima scelta sul menù dunque non sappiamo cosa abbiamo preso, so’ che è pollo so’ che è buono e che spendiamo meno di 250 rupie. A fine pasto come da tradizione indiana ci portano i semi di finocchietto e zucchero digestivi. Al Ranthambhore siamo venute per vedere la tigre, facciamo un giro per l’unica strada di questo paese per cercare il nostro safari. Più ci sia  allontana dall’inizio del paese più i prezzi scendono, il safari si può fare o con un pulmino aperto da venti posti (1400 rupie a testa) o con una jeep da 7 posti (2100 rupie a testa), consiglio la jeep costa un po’ di più ma si può avvicinare in caso di avvistamento.
Il Ranthambhore è diviso in dieci zone, le zone da 1 a 5 costano un po’ di più agli organizzatori, le zone da 6 a 10 un po’ meno. Indovinate dove vi portano? Potete provare a chiedere in che zona andrete come abbiamo fatto noi ma vi rispondono che dipende dal governo, tocca accontentarsi perché non abbiamo potere su questo.
L’8 novembre alle 14.30 partiamo per il safari, come anticipato ci capita la zona 10 un po’ secca e senza attrattiva se non per il pensiero della tigre. Vediamo un po’ di Impala e alla fine uno splendido maschio. È lontano, il mio 70-200 riesce a fare non più di questo.

Sawai Madopur non ha altre attrattive pertanto dopo aver visto la tigre decidiamo di proseguire il viaggio.

Prendiamo il tuk tuk fino alla stazione questa volta al giusto prezzo di 70 rupie, compriamo un biglietto per il primo treno per Kota. Ci vendono un biglietto senza posto assegnato, le carrozze senza posti assegnati si trovano in testa e in coda al treno.  19.45 treno per Kota.  Arriviamo a Kota alle 22, dobbiamo raggiungere la stazione dei pullman, ci porta un tuktuk  per 160 rupie (richiesta iniziale 200) ma c’è parecchia strada da fare. Da lì pullman per Bundi. Il pullman per Bundi è stato un’incertezza fino all’ultimo poi grazie all’aiuto di alcuni ragazzi del posto abbiamo capito che sarebbe arrivato anche se con un’oretta di ritardo.
Arriviamo a Bundi alle 24, decidiamo di andare all’hotel Kasera Bundì  presente sulla lonely planet. 800 rupie, posto consigliatissimo.
9 novembre visitiamo Bundi, tappa aggiunta all’ultimo per puro caso, vale da sola il viaggio in Rajasthan. Immagino sia il potere dell’india continuare a stupire quando credi che nulla possa più stupirti, quando si dice che il bello deve ancora arrivare.

Se potessi cambiare qualcosa di questo viaggio starei a Bundi molto di più. Qui ci sono i dipinti murari più belli che ho visto (chiedete di aprirvi la stanza all’ultimo piano del forte nel caso fosse chiusa). Qui Kipling ha trovato l’ispirazione e ci credo. Qui Kipling ci vide l’opera dei folletti.

“The palace of Bundi, even in broad daylight, is such a palace as men built for themselves in uneasy dreams
– the work of goblins rather of men.
(Rudyard Kipling)

Alla sera del 9 novembre da Bundi prendiamo il nostro treno notturno in classe sleeper diretto ad Agra. La notte peggiore di tutto il viaggio, forse vi consiglio di evitare le sleeper se non avete un sacco a pelo e dei tappi per le orecchie. Alle 6 del 10 Novembre finalmente siamo ad Agra immediatamente un Tuk Tuk fino al Taj Mahal al quale giungiamo all’alba. Splendido anche se il mio cuore è rimasto a Bundi.

Dopo la visita il nostro driver ci affida ad un altro, il fantastico Vicky aka Supermario. Ecco Vicky ve lo straraccomando, simpatico, gentile, disponibile ed entusiasta di farvi scoprire la sua città (vickymanchanda9475@gmail.com).
Il nostro viaggio sta terminando ultimo treno Agra Delhi e poi torneremo a casa.

Non fidatevi troppo della gente l’India colpisce ciascuno come può, seguite il flusso e assecondate gli indiani, sono gentili, disponibili e poco interessati ai nostri averi. Cercano di fregarvi un po’ come tutti ma senza troppa insistenza. Non abbiamo mai avuto la sensazione di non essere al sicuro.
Occhi aperti dunque ma tanti Namastè

Per questo viaggio vi consiglio i Beirut il disco più ascoltato è stato The Rip Tide.

Hasta la prossima

G

PS. Spesa totale 708 euro (volo+ alberghi+ treni+ vita)

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